Quando il Sole si fa sentire: cosa c'è davvero dietro l'allerta per una tempesta geomagnetica
Negli ultimi giorni numerosi organi di informazione hanno rilanciato la notizia dell'arrivo di una tempesta geomagnetica, utilizzando spesso titoli dal forte impatto emotivo. Espressioni come plasma solare, espulsione di massa coronale o allerta dallo spazio possono facilmente evocare scenari catastrofici. In realtà, nella maggior parte dei casi, il fenomeno è perfettamente noto alla comunità scientifica e viene costantemente monitorato attraverso i sistemi internazionali di Space Weather, senza che rappresenti un pericolo per la popolazione. Comprendere questi eventi significa osservare più da vicino il comportamento della nostra stella e il ruolo fondamentale svolto dal campo magnetico terrestre.
Il Sole non è una sfera di gas immobile, bensì una stella caratterizzata da un'intensa attività magnetica. Durante il suo ciclo undecennale, l'interazione tra i campi magnetici superficiali può dare origine a brillamenti solari (Solar Flares) e a Espulsioni di Massa Coronale (Coronal Mass Ejections, CME). Una CME consiste nell'espulsione nello spazio interplanetario di enormi quantità di plasma ionizzato accompagnato da un intenso campo magnetico. Una singola espulsione può contenere miliardi di tonnellate di materiale e propagarsi con velocità comprese tra alcune centinaia e oltre 2.000 km/s. Se la direzione della nube di plasma intercetta l'orbita terrestre, il materiale raggiunge il nostro pianeta generalmente dopo 1–4 giorni, a seconda della velocità di propagazione. Il monitoraggio continuo di tali fenomeni è affidato principalmente allo Space Weather Prediction Center (SWPC) del NOAA, supportato dalle osservazioni della NASA, dell'ESA e da numerose missioni dedicate all'eliogeofisica. Non tutte le CME investono direttamente la Terra. Nel caso delle allerte diffuse in questi giorni, i modelli previsionali indicano un impatto marginale, definito in letteratura come glancing blow, ossia un "colpo di striscio". In pratica, soltanto la porzione periferica della nube di plasma interagisce con la magnetosfera terrestre, riducendo sensibilmente l'intensità degli effetti rispetto a un impatto frontale. La probabilità e l'intensità della risposta geomagnetica dipendono inoltre dall'orientamento del campo magnetico trasportato dalla CME (componente Bz del campo interplanetario). Solo quando quest'ultimo assume una configurazione favorevole all'accoppiamento con il campo magnetico terrestre si verifica un'efficiente trasferimento di energia verso la magnetosfera. Il NOAA utilizza una scala internazionale di intensità che classifica le tempeste geomagnetiche da G1 a G5:
|
Classe |
Livello |
Possibili effetti |
|
G1 |
Minore |
Deboli fluttuazioni della rete elettrica e leggere variazioni nelle
orbite satellitari |
|
G2 |
Moderata |
Disturbi limitati ai sistemi di comunicazione e navigazione alle alte
latitudini |
|
G3 |
Forte |
Possibili anomalie operative nei satelliti e nelle reti elettriche
regionali |
|
G4 |
Severa |
Disturbi significativi alle infrastrutture tecnologiche |
|
G5 |
Estrema |
Evento raro con potenziali effetti su larga scala sulle reti elettriche e
sui sistemi satellitari |
Per questo motivo:
- non esistono rischi diretti per la salute della popolazione a livello del suolo;
- non vi sono effetti biologici documentati su esseri umani, fauna o vegetazione;
- la vita quotidiana procede normalmente.
Una maggiore esposizione può riguardare esclusivamente astronauti,
satelliti in orbita e, in misura molto limitata, equipaggi di voli aerei che
percorrono rotte polari durante eventi particolarmente intensi.
- leggere variazioni nelle correnti geomagneticamente indotte (Geomagnetically Induced Currents – GIC) che interessano soprattutto le reti elettriche delle alte latitudini;
- piccoli errori temporanei nei sistemi di navigazione satellitare GNSS ad alta precisione;
- limitati disturbi alle comunicazioni radio in banda HF;
- incremento del drag atmosferico sui satelliti in orbita bassa a causa del riscaldamento dell'alta atmosfera.
Per smartphone, reti mobili, connessioni Internet domestiche e normali sistemi GPS utilizzati nella quotidianità gli effetti sono generalmente trascurabili. L'effetto più evidente di una tempesta geomagnetica è rappresentato dalla formazione delle aurore polari. Quando elettroni e protoni provenienti dal Sole penetrano nelle regioni polari seguendo le linee del campo magnetico terrestre, collidono con gli atomi di ossigeno e azoto presenti tra circa 90 e oltre 300 km di quota. Il successivo ritorno degli atomi allo stato energetico fondamentale produce l'emissione della caratteristica luce:
- verde (ossigeno atomico a circa 557,7 nm);
- rosso (ossigeno ad alta quota);
- blu e viola (azoto molecolare).
Durante eventi particolarmente intensi le aurore possono essere osservate anche a latitudini insolitamente basse, sebbene in Italia rimangano fenomeni rari e generalmente visibili solo in condizioni eccezionali. Le allerte di Space Weather non devono essere interpretate come segnali di imminenti catastrofi, bensì come strumenti di prevenzione destinati principalmente ai gestori di infrastrutture tecnologiche, ai servizi satellitari, all'aviazione civile e alle missioni spaziali. Il monitoraggio continuo dell'attività solare rappresenta oggi una componente fondamentale della moderna gestione del rischio tecnologico e consente di adottare, quando necessario, misure preventive per minimizzare eventuali effetti sulle infrastrutture più sensibili. Per la popolazione, una tempesta geomagnetica di classe G1–G2 costituisce soprattutto un interessante fenomeno naturale che testimonia la continua interazione tra il Sole e il sistema Terra.
- NOAA – Space Weather Prediction Center (SWPC). Geomagnetic Storm Scales (G1–G5).
- ESA – Space Weather Service Network.
- NASA – Heliophysics Division.
- Schwenn R. (2006). Space Weather: The Solar Perspective. Living Reviews in
Solar Physics, 3, 2. DOI: 10.12942/lrsp-2006-2.
- Pulkkinen, A. (2007). Space Weather: Terrestrial Perspective. Living
Reviews in Solar Physics, 4, 1. DOI: 10.12942/lrsp-2007-1.
- Bothmer V., Daglis I. (Eds.) (2007). Space Weather – Physics and Effects. Springer. ISBN
978-3-540-23906-7.

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