MIASMI E INQUINAMENTO DEL FIUME A BENEVENTO: COSA STA SUCCEDENDO DAVVERO TRA ATTI UFFICIALI E SCONTRO A PALAZZO MOSTI

Negli ultimi giorni il dibattito pubblico a Benevento si è infiammato attorno a una questione delicata e complessa: i miasmi persistenti avvertiti in città e lo stato di inquinamento del fiume Calore. Una vicenda che, oltre a toccare la tutela dell'ambiente e della salute pubblica, ha aperto un vero e proprio caso politico e amministrativo all'interno di Palazzo Mosti. Per fare chiarezza ed evitare letture sommarie, proviamo a riordinare i fatti basandoci esclusivamente sugli atti ufficiali, sui provvedimenti della magistratura e sulle note istituzionali degli enti competenti. Il quadro tecnico e i provvedimenti della magistratura

Tutto parte dai controlli sul campo e dagli interventi disposti dalle autorità giudiziarie e di controllo:

  • Il sequestro d'urgenza dell'impianto: Lo scorso 25 luglio 2026, i Carabinieri Forestali di Benevento e di San Giorgio del Sannio — supportati dai tecnici dell'ARPAC — hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo d'urgenza dell'impianto di depurazione consortile ASI di Ponte Valentino.
  • Le motivazioni tecniche: L'intervento è scattato in seguito ai sopralluoghi effettuati lungo il fiume Calore. Gli operatori hanno riscontrato la presenza di schiume bianche persistenti, forti esalazioni maleodoranti, una vistosa moria di fauna ittica e lo sversamento in atto di reflui di colore scuro.
  • La convalida del GIP: Con un provvedimento formale emesso il 30 luglio 2026, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento ha convalidato il sequestro, ravvisando gli estremi (fumus) del reato di inquinamento ambientale e la necessità di bloccare eventuali aggravamenti attraverso accertamenti tecnici approfonditi.

Un elemento centrale della vicenda riguarda la disponibilità e la diffusione delle informazioni tecniche. Nelle comunicazioni ufficiali trasmesse al Comune il 22 luglio 2026, l'ARPAC ha confermato di aver eseguito rilievi specifici e di aver installato strumentazione dedicata al monitoraggio delle emissioni odorigene (dispositivi OdorPrep). Tuttavia, l'agenzia ambientale ha precisato che l'attività ispettiva e i campionamenti sono stati condotti su delega della Procura della Repubblica: di conseguenza, le risultanze tecniche ufficiali sono coperte da segreto istruttorio e non risultano ancora formalmente trasmesse all'ente comunale in un quadro conclusivo. È proprio su questo vuoto di dati definitivi, vincolati dal riserbo investigativo, che si è consumato lo scontro politico in seno all'amministrazione comunale. La polemica è esplosa dopo le dichiarazioni pubbliche del sindaco Clemente Mastella, il quale aveva affermato: "Non c’è un problema di salute. Questo mi dicono le autorità.", escludendo rischi sanitari diretti. A distanza di pochissimi giorni, tuttavia, l'assessore all'Ambiente Oberdan Picucci ha assunto una posizione differente, evidenziando che gli accertamenti sono ancora in corso e che gli esiti ufficiali non sono stati ancora trasmessi al Comune. Una discordanza che ha spinto i consiglieri comunali del Partito Democratico (Francesco Farese, Raffaele De Longis, Floriana Fioretti e Giovanni De Lorenzo) a intervenire duramente con una nota ufficiale: “A Palazzo Mosti farebbero bene a mettersi d’accordo. I cittadini hanno il diritto di conoscere la verità e di ricevere informazioni chiare, puntuali e trasparenti. Altro che demagogia e accuse di speculazione politica. Sulla tutela dell’ambiente e della salute pubblica il sindaco abbandoni la propaganda e avvii una seria operazione di trasparenza nei confronti dei beneventani. Ci sono cittadini esasperati da una situazione che si trascina da troppo tempo e sempre più preoccupati, anche per la carenza di informazioni certe e tempestive.” Una crisi che unisce la complessità tecnica di un'inchiesta giudiziaria in corso sulla depurazione industriale e la crescente richiesta di chiarezza istituzionale da parte di una cittadinanza esasperata.

 

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