Le Perseidi e la Notte di San Lorenzo
Ogni anno, intorno al 10 agosto, milioni di persone tornano a guardare il cielo alla ricerca delle famose “stelle cadenti”. È la Notte di San Lorenzo, una delle tradizioni più suggestive dell'estate, nella quale il passaggio di una scia luminosa viene simbolicamente associato a un desiderio.
Ma quelle che chiamiamo comunemente “stelle cadenti” non sono stelle e, soprattutto, non cadono dal cielo.Si tratta delle Perseidi, uno dei principali sciami meteorici osservabili ogni anno dalla Terra. Dietro quelle brevi scie luminose c'è un fenomeno astronomico perfettamente naturale, legato al passaggio della Terra attraverso la scia di detriti lascfiata nello spazio da una cometa.
La protagonista di questo spettacolo celeste è la 109P/Swift-Tuttle, una cometa periodica che lascia lungo la propria orbita particelle di polvere e materiale roccioso. Ogni anno, tra luglio e agosto, la Terra attraversa una parte di questa regione ricca di detriti. Quando una di queste particelle entra nell'atmosfera terrestre a velocità elevatissima, l'interazione con i gas atmosferici produce il caratteristico fenomeno luminoso che osserviamo come una “stella cadente”.
Le particelle responsabili delle Perseidi hanno una velocità di ingresso nell'atmosfera di circa 59 chilometri al secondo, equivalenti a oltre 210.000 chilometri orari.
Non è quindi necessario che il meteoroide sia particolarmente grande per produrre una scia visibile: molti dei frammenti hanno dimensioni comparabili a granelli di sabbia o piccoli ciottoli.
Durante l'ingresso atmosferico, la particella comprime e riscalda violentemente l'aria che incontra, producendo eccitazione e ionizzazione dei gas. È questo processo, che avviene a grande quota, a generare la luce della meteora.
Il termine “stella cadente” appartiene quindi alla tradizione popolare. Dal punto di vista scientifico, il fenomeno luminoso osservato in atmosfera è una meteora; il corpo che entra nell'atmosfera è invece un meteoroide. Se un frammento riesce a sopravvivere al passaggio atmosferico e raggiunge il suolo, viene chiamato meteorite.
Perché si chiamano Perseidi? Il nome dello sciame deriva dalla costellazione di Perseo.
Le meteore sembrano infatti provenire da una determinata regione della volta celeste chiamata radiante. Nel caso delle Perseidi, il radiante si trova nella zona del cielo associata a Perseo.
Naturalmente le meteore non partono realmente tutte dallo stesso punto: è un effetto prospettico. È simile a ciò che accade osservando una strada rettilinea, quando le linee sembrano convergere verso un unico punto all'orizzonte.
Il 10 agosto non è il vero massimo
La tradizione ha legato lo spettacolo delle meteore alla notte di San Lorenzo, ma dal punto di vista astronomico c'è una precisazione importante.
Il 10 agosto non coincide necessariamente con il massimo delle Perseidi.
Lo sciame è attivo per diverse settimane e, nel 2026, l'International Meteor Organization indica il periodo compreso indicativamente tra il 17 luglio e il 24 agosto, con il massimo previsto il 13 agosto; la finestra più interessante sarà quindi quella compresa tra la notte dell'11-12 e quella del 12-13 agosto.
Questo non significa che la notte di San Lorenzo sia priva di interesse. Anche il 10 agosto sarà possibile osservare meteore appartenenti allo sciame, con un'attività destinata ad aumentare avvicinandosi al massimo.
La differenza tra tradizione e astronomia è quindi semplice: San Lorenzo è il momento simbolico della tradizione, mentre il picco delle Perseidi arriva alcuni giorni dopo.
Il 2026 offre condizioni particolarmente favorevoli
C'è inoltre una buona notizia per chi vorrà osservare il cielo quest'anno.
Il massimo delle Perseidi del 2026 cade in prossimità della Luna nuova, prevista il 12 agosto. L'assenza della luce lunare durante le ore più buie ridurrà notevolmente il chiarore del cielo e permetterà di individuare
Commenti
Posta un commento