La fotografia al servizio dei rischi naturali
La fotografia ha qualcosa di profondamente umano: conserva un istante e lo rende nuovamente visibile anche a distanza di molti anni. Quando però quell'immagine non ritrae una persona, una casa o un momento della vita quotidiana, ma un intero paesaggio osservato dall'alto, il suo valore può diventare molto più ampio. Una fotografia aerea scattata decenni fa può infatti raccontare la storia di un territorio, mostrando ciò che è cambiato, ciò che è stato costruito e, talvolta, anche ciò che abbiamo dimenticato.
Nel giorno della Giornata Mondiale della Fotografia vale quindi la pena soffermarsi su un aspetto meno conosciuto della fotografia: il suo ruolo nella conoscenza del territorio e nello studio dei rischi naturali. Per chi lavora nel campo della geologia, confrontare immagini appartenenti a epoche diverse significa spesso poter osservare fenomeni che sul terreno, attraverso un singolo sopralluogo, sarebbero molto più difficili da riconoscere. Le fotografie aeree storiche degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta rappresentano ancora oggi una preziosa memoria territoriale. Attraverso il loro confronto con le immagini contemporanee è possibile ricostruire l'espansione degli abitati, la trasformazione della rete stradale, la progressiva impermeabilizzazione del suolo, le modificazioni degli alvei fluviali e l'evoluzione della vegetazione. Ma il dato più interessante emerge quando questa memoria fotografica viene letta con gli occhi della geologia e della geomorfologia. Un versante oggi apparentemente stabile può mostrare nelle immagini del passato tracce di una frana; un corso d'acqua può aver progressivamente modificato il proprio tracciato; una scarpata può essersi arretrata; un'area oggi densamente urbanizzata può essere sorta proprio dove un tempo erano riconoscibili forme del paesaggio indicative di una particolare dinamica geomorfologica. In questo senso, la fotografia aerea diventa una vera e propria memoria del territorio. La tecnologia contemporanea ha poi trasformato questa capacità di osservazione in uno strumento di misura. Le immagini acquisite da aerei e droni, attraverso tecniche fotogrammetriche, possono essere elaborate per ottenere ortofoto e modelli tridimensionali estremamente dettagliati della superficie terrestre. Non si tratta più soltanto di guardare un'immagine, ma di trasformarla in un dato metrico che può essere confrontato con altri rilievi eseguiti nel tempo. In ambito geologico e geotecnico questo permette, ad esempio, di analizzare l'evoluzione di un versante, documentare l'arretramento di una scarpata, studiare l'erosione di una sponda fluviale o ricostruire le modificazioni morfologiche associate a un movimento franoso. Quando i rilievi possiedono caratteristiche di accuratezza e comparabilità adeguate, il confronto tra modelli digitali può arrivare anche a fornire informazioni quantitative sulle variazioni della superficie e sui volumi mobilizzati. Naturalmente un'immagine, per quanto precisa, non può sostituire il rilievo geologico sul campo. È l'integrazione tra osservazione diretta, cartografia, dati topografici, informazioni geologiche e geomorfologiche e tecniche di telerilevamento a rendere realmente efficace l'analisi. Lo stesso principio vale per il monitoraggio della deformazione del suolo. Le moderne tecniche radar satellitari, attraverso l'interferometria InSAR, consentono di confrontare acquisizioni successive e individuare variazioni della distanza tra il satellite e la superficie terrestre. In condizioni favorevoli è quindi possibile rilevare deformazioni superficiali molto piccole e seguirne l'evoluzione nel tempo. Questi dati trovano applicazione nello studio della subsidenza, dei movimenti del terreno, delle deformazioni associate all'attività vulcanica e di numerosi altri fenomeni geodinamici. È importante, tuttavia, non attribuire all'InSAR capacità che non possiede: la tecnica misura principalmente deformazioni della superficie e non consente di misurare direttamente lo stato di stress di una faglia né di prevedere un terremoto. Il suo valore scientifico sta nella possibilità di osservare con continuità come il territorio si deforma e di integrare queste informazioni con dati sismologici, geologici e geodetici. La fotografia e il telerilevamento assumono inoltre un'importanza particolare dopo un evento naturale. In seguito a un'alluvione, una frana o un terremoto, immagini aeree e satellitari possono consentire di confrontare rapidamente la situazione precedente e quella successiva all'evento, individuando aree allagate, modificazioni morfologiche, accumuli di materiale, interruzioni della viabilità e altre evidenze utili alla ricostruzione del quadro territoriale. Anche in questo caso, però, l'immagine deve essere considerata uno strumento di supporto e non una sostituzione delle verifiche tecniche: la valutazione della stabilità di un edificio, di un versante o di un'infrastruttura richiede specifici sopralluoghi e competenze professionali.Lavori di sistemazione "Frana Masseria Pigne" San Martino V.C.AV
C'è poi un aspetto che spesso passa in secondo piano, ma che considero particolarmente importante: conservare le immagini del territorio significa conservare conoscenza. Una fotografia aerea storica può diventare, a distanza di decenni, una fonte di informazioni che nessun rilievo contemporaneo sarebbe in grado di ricostruire integralmente. Può mostrarci un alveo prima della sua artificializzazione, un versante prima di una trasformazione urbanistica, una frana prima di essere stabilizzata o semplicemente un paesaggio prima che l'intervento dell'uomo ne modificasse profondamente l'aspetto. Oggi disponiamo di satelliti, droni, sistemi radar, fotogrammetria digitale e strumenti sempre più sofisticati per osservare la superficie terrestre. La quantità di dati disponibili è enorme e continua a crescere. Ma il principio alla base del loro utilizzo rimane semplice: per comprendere come un territorio possa evolvere, bisogna prima conoscere come è cambiato. È proprio qui che la fotografia smette di essere soltanto memoria e diventa strumento scientifico. Guardare una vecchia immagine non significa semplicemente osservare il passato: significa mettere quel passato a confronto con il presente per comprendere meglio il territorio che abitiamo e, soprattutto, riconoscere quelle trasformazioni che possono diventare elementi importanti nella valutazione dei rischi naturali. In fondo, ogni fotografia del paesaggio conserva qualcosa che il tempo tende inevitabilmente a cancellare. Sta alla geologia, alla tecnologia e alla capacità di interpretazione trasformare quella memoria in conoscenza utile per il futuro.



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