LA COMUNICAZIONE NEL RISCHIO
Un bollettino scientifico
contiene informazioni preziose: magnitudo, accelerazione del suolo, quantità di
pioggia prevista, livelli idrometrici e scenari di pericolosità. Per un tecnico
sono dati fondamentali; per un cittadino, però, possono risultare difficili da
interpretare e non indicare immediatamente che cosa fare.
Il problema, quindi, non è soltanto semplificare il linguaggio tecnico, ma tradurre il rischio. La “potabilizzazione” del rischio,
utilizzando il termine in senso metaforico, consiste proprio nel trasformare
un'informazione scientificamente corretta in un messaggio comprensibile,
verificabile e soprattutto azionabile, senza modificarne
il significato. Scienza e percezione del rischio utilizzano linguaggi
differenti. Il tecnico ragiona attraverso dati, probabilità, scenari e livelli
di pericolosità. Il cittadino tende invece a porsi una domanda molto più
diretta:
Un messaggio troppo tecnico può
non essere compreso; uno eccessivamente semplificato può invece perdere
informazioni importanti.
La comunicazione efficace deve
quindi trovare un equilibrio:
precisione
scientifica + linguaggio comprensibile + indicazione operativa.
Questo principio dovrebbe essere
alla base della comunicazione istituzionale del rischio.
Nel sistema italiano,
l'informazione alla popolazione costituisce una componente importante della
prevenzione e della gestione dei rischi, nel quadro del Codice della Protezione Civile, D.Lgs. 1/2018.
Per questo la comunicazione non
dovrebbe essere costruita nel momento in cui l'emergenza è già iniziata.
Un Comune dovrebbe avere già
predisposto:
- messaggi per i principali scenari di rischio;
- procedure per la diffusione delle informazioni;
- canali ufficiali e alternativi;
- messaggi brevi per sistemi telefonici e pannelli;
- modalità per raggiungere anche le persone che non utilizzano i social;
- indicazioni operative chiare per la popolazione.
Il principio è semplice: durante l'emergenza non si deve inventare il sistema di comunicazione; si deve attivare un sistema già preparato. La comunicazione deve inoltre evitare due errori opposti: minimizzare il rischio senza motivo oppure creare allarmismo senza adeguato fondamento.
L'obiettivo non è rassicurare o
spaventare. Il problema del “pensiero binario” La scienza lavora spesso con
probabilità e scenari. Il cittadino tende invece a chiedere: “Succederà oppure no?”
Un'allerta meteorologica, per
esempio, non significa necessariamente che ogni punto del territorio sarà
interessato dallo stesso fenomeno. Indica la possibilità che determinate
condizioni producano specifici effetti in una determinata area.
Per questo un buon messaggio
dovrebbe chiarire: che cosa è previsto, quali effetti sono
possibili e quale comportamento adottare.
Se un'allerta viene percepita
soltanto come una previsione puntuale e poi nel proprio quartiere non piove,
può essere interpretata come un errore. Nel tempo, questo può ridurre la
fiducia nel sistema di allertamento. La
soluzione non è comunicare meno. È spiegare meglio.
Non esistono soltanto Facebook e WhatsApp I social network,
i siti web e i sistemi di messaggistica sono strumenti importanti, ma un
sistema di comunicazione dell'emergenza non dovrebbe dipendere da un solo
canale.
Una persona può non utilizzare i
social, non avere uno smartphone, trovarsi senza connessione o semplicemente
non vedere il messaggio.
La comunicazione deve quindi
essere multicanale e ridondante.
Possono essere utilizzati, in
funzione delle esigenze:
- pannelli a messaggio variabile, con informazioni brevi e operative;
- SMS e sistemi
di allerta telefonica;
- altoparlanti e
comunicazioni dirette sul territorio;
- presidi
informativi fisici;
- siti
istituzionali e social network.
Un messaggio efficace dovrebbe rispondere rapidamente a tre domande:
Che cosa sta
succedendo? Dove? Che cosa devo fare?
Dal linguaggio tecnico al linguaggio operativo
La traduzione del rischio non
significa eliminare la componente tecnica. Significa renderla comprensibile.
RISCHIO IDROGEOLOGICO
Tecnico:
“Attivazione del COC a seguito dell'allerta arancione per precipitazioni
intense e possibili fenomeni di instabilità dei versanti.”
Per il cittadino:
ALLERTA METEO ARANCIONE. Sono previste
precipitazioni intense con possibili allagamenti e frane. Il sistema comunale è
attivo. Evita sottopassi, corsi d'acqua e aree soggette ad allagamento e limita
gli spostamenti non necessari.
SISMICITÀ
Tecnico:
“Il territorio è interessato da un transitorio sismico
caratterizzato da eventi di bassa magnitudo locale e ipocentri superficiali.”
Per il cittadino:
SCOSSE SISMICHE IN CORSO. Sono stati
registrati diversi terremoti, alcuni avvertibili dalla popolazione. Al momento
non risultano danni segnalati. Mantieni libere le vie di uscita e verifica la
stabilità di mobili e oggetti che potrebbero cadere.
Tecnico amministrativo
Si invita la cittadinanza a prendere visione del Piano
di Emergenza Comunale.”
per il cittadino:
SAI COSA FARE IN CASO DI EMERGENZA? Consulta la
mappa del piano comunale, individua l'area di attesa più vicina e verifica con
la tua famiglia come comportarti in caso di evacuazione.
Il cittadino non deve soltanto sapere che esiste un piano. Una competenza specifica per la comunicazione del rischio. Da queste considerazioni nasce una proposta: integrare nelle Pubbliche Amministrazioni competenze specifiche di comunicazione del rischio e delle crisi. Non necessariamente creando una nuova struttura, ma inserendo questa professionalità nella pianificazione. Il professionista potrebbe occuparsi, in fase ordinaria, della predisposizione dei messaggi, della formazione del personale e della pianificazione dei diversi canali di comunicazione.
Durante l'emergenza potrebbe
invece supportare la trasformazione del dato tecnico in messaggi chiari,
coordinare i diversi canali e contribuire alla verifica delle informazioni
diffuse.
Un punto deve però rimanere
fermo:
il
comunicatore del rischio non sostituisce gli enti scientifici e non produce il
dato.
Lo traduce correttamente per il
destinatario.
La regola delle tre domande
Ogni comunicazione di emergenza
dovrebbe cercare, quando possibile, di rispondere a tre domande:
- CHE COSA STA SUCCEDENDO? - Descrivere il fenomeno.
- CHE COSA PUÒ SUCCEDERE? - Spiegare gli effetti possibili senza trasformare una possibilità in una certezza.
- CHE COSA DEVO FARE? - Indicare un comportamento concreto.
È questa la differenza tra una comunicazione che si limita a informare e una comunicazione che aiuta realmente le persone ad assumere comportamenti corretti.
La “potabilizzazione” del rischio non significa rendere la scienza banale. Significa mantenere il rigore scientifico rendendolo comprensibile a chi deve utilizzarlo. Il cittadino non deve necessariamente conoscere ogni dettaglio tecnico di un fenomeno. Deve però poter comprendere che cosa sta accadendo, quali effetti sono possibili e quale comportamento è corretto adottare. La vera sfida della comunicazione del rischio non è scegliere tra tecnica e semplicità. È unire le due cose.
Rigore
scientifico → comprensione → consapevolezza → comportamento corretto.
È in questo passaggio che la comunicazione diventa parte integrante della sicurezza del territorio.
Un'ultima domanda (seria, ma con un sorriso amaro)....
A chiusura di questa analisi, lasciatemi fare una piccola provocazione a tutti voi, magari strappandovi un sorriso:
ma voi, esattamente, in quale "Area a Rischio Idrogeologico" vivete?
Se lo sapete già, complimenti! Siete tra i pochi virtuosi. In caso contrario... be', è mai possibile che dopo decenni di allerte meteo colorate, piani di protezione civile sfogliati a metà e nubifragi che mettono a dura prova i nostri territori, la maggior parte di noi non si sia mai posta questa domanda?
Per togliervi ogni dubbio (e scoprire magari che la vostra abitazione o il vostro posto di lavoro sorgono proprio sopra una "zona rossa"), potete fare una verifica direttamente qui:



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