Il terremoto di San José del Palmar Colombia - Mw 7,4

Il terremoto verificatosi nella Colombia occidentale, con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó, rappresenta un evento di particolare interesse dal punto di vista sismotettonico.
Il Servicio Geológico Colombiano (SGC) ha determinato una magnitudo M 7,4 e una profondità ipocentrale di circa 96 km, mentre lo U.S. Geological Survey (USGS) ha successivamente determinato una magnitudo Mw 7,4, collocando l'ipocentro a circa 107 km di profondità, a circa 5 km a est di San José del Palmar. Le differenze nella profondità sono compatibili con le normali variazioni tra differenti procedure di localizzazione sismologica.

Con una profondità superiore a 70 km, l'evento rientra nella categoria dei terremoti a profondità intermedia, secondo la classificazione utilizzata dall'USGS.  La Colombia rappresenta uno dei territori sismicamente più attivi dell'America meridionale per la particolare configurazione della sua struttura tettonica. 
Il Servicio Geológico Colombiano riconosce l'interazione tra Placca di Nazca, Placca Sudamericana e Placca Caraibica come uno degli elementi fondamentali dell'attività sismica del Paese. In particolare, lungo il margine pacifico della Colombia la Placca oceanica di Nazca subduce al di sotto della Placca Sudamericana.Il quadro non è tuttavia assimilabile a una semplice "collisione di tre placche". La regione nord-occidentale della Colombia è caratterizzata da una complessa combinazione di subduzione, deformazione crostale e sistemi di faglie, all'interno di un margine convergente che rappresenta la prosecuzione settentrionale del sistema di subduzione lungo il margine occidentale sudamericano.
L'USGS descrive infatti l'arco sudamericano come il limite tra la Placca di Nazca, in subduzione, e la Placca Sudamericana, sottolineando come la geometria e la dinamica della subduzione cambino lungo il margine e influenzino fortemente la distribuzione della sismicità e della deformazione.
La velocità di convergenza relativa della Placca di Nazca rispetto alla Placca Sudamericana è dell'ordine di 65–80 mm/anno, con variazioni lungo il margine. Si tratta quindi di un sistema tettonico caratterizzato da un'elevata velocità di convergenza e da una conseguente significativa produzione di deformazione sismica.
L'elemento più caratteristico dell'evento è la sua profondità ipocentrale. Un terremoto localizzato a circa 100 km non appartiene alla sismicità crostale superficiale tipica delle faglie prossime alla superficie, ma rientra nella sismicità intermedia. L'USGS evidenzia che i terremoti con profondità superiore a 70 km sono localizzati all'interno di grandi porzioni di litosfera che stanno sprofondando nel mantello. La distribuzione tridimensionale di questi terremoti costituisce inoltre uno degli strumenti attraverso i quali viene ricostruita la geometria delle placche in subduzione.
Nel caso colombiano, la presenza della Placca di Nazca in subduzione rende quindi geodinamicamente plausibile interpretare un terremoto a questa profondità come associato alla deformazione della litosfera oceanica in subduzione, cioè a un processo di tipo intraslab.
È tuttavia importante distinguere tra interpretazione geodinamica e dato direttamente osservato: senza una soluzione definitiva del momento tensore e una ricostruzione dettagliata della sorgente, non è scientificamente corretto attribuire con certezza all'evento una specifica geometria di faglia o definirlo, in modo categorico, come terremoto trascorrente destro o sinistro.
La profondità dell'evento permette anche di distinguere questo terremoto dai grandi terremoti superficiali che si verificano direttamente lungo l'interfaccia di subduzione.
I terremoti superficiali di megathrust si producono sulla superficie di contatto tra la placca in subduzione e quella sovrastante e possono determinare un significativo spostamento verticale del fondale oceanico, costituendo una delle principali sorgenti di tsunami.
Nel caso di specie invece, la sorgente è stata localizzata nell'entroterra colombiano e a una profondità intermedia. Non si tratta quindi, sulla base delle attuali localizzazioni, di un grande terremoto superficiale della fossa oceanica.
Questa distinzione è fondamentale per comprendere anche la differenza rispetto agli eventi che storicamente hanno prodotto grandi tsunami lungo le zone di subduzione del Pacifico.
Un terremoto di Mw 7,4 libera una quantità enorme di energia elastica. La profondità della sorgente modifica però in maniera sostanziale la distribuzione dello scuotimento al suolo.
Nel caso di un terremoto superficiale, una parte significativa dell'energia può produrre movimenti estremamente intensi nelle aree immediatamente sovrastanti o prossime alla sorgente.
Con una sorgente posta a circa 100 km di profondità, invece, le onde sismiche devono attraversare una maggiore quantità di litosfera prima di raggiungere la superficie. Lo scuotimento può quindi essere distribuito su una regione molto estesa, consentendo al terremoto di essere percepito a centinaia di chilometri dall'epicentro.
L'USGS sottolinea infatti che, in generale, l'intensità del moto sismico in superficie diminuisce all'aumentare della distanza dalla sorgente e che la profondità dell'ipocentro rappresenta un elemento fondamentale nella determinazione degli effetti osservati.
Le prime informazioni disponibili confermano che il terremoto è stato avvertito in numerose aree della Colombia, compresa Bogotá, e anche in Paesi limitrofi. Sono stati inoltre segnalati danni e feriti nelle aree più prossime alla sorgente, in particolare nel Chocó e nell'area di Pereira.
Questo aspetto è particolarmente importante: un terremoto intermedio non deve essere automaticamente considerato un terremoto poco pericoloso.
La profondità può ridurre, a parità di altre condizioni, i livelli di scuotimento immediatamente prossimi alla superficie rispetto a un terremoto superficiale di analoga magnitudo, ma non elimina la possibilità di danni. Gli effetti dipendono anche dalla distanza dalla sorgente, dalla magnitudo, dalla geometria della rottura, dalla propagazione delle onde, dalle condizioni geologiche locali e dalla vulnerabilità del patrimonio edilizio.
La distribuzione dei danni non può essere interpretata esclusivamente sulla base della distanza dall'epicentro.
Quando le onde sismiche raggiungono la superficie, il loro comportamento può essere modificato dalle caratteristiche geologiche e geotecniche locali.
Depositi alluvionali, sedimenti soffici, riempimenti artificiali e bacini sedimentari possono determinare fenomeni di amplificazione stratigrafica e risposta locale, modificando l'ampiezza, il contenuto in frequenza e la durata del moto sismico.
Questo principio è particolarmente importante nelle aree urbane, dove le caratteristiche del sottosuolo possono interagire con la vulnerabilità degli edifici.
Per questo motivo, tuttavia, non è corretto attribuire automaticamente i danni osservati a Bogotá, Pereira, Quibdó o ad altre località a una specifica amplificazione di sito senza disporre delle registrazioni accelerometriche, delle caratteristiche stratigrafiche locali e di una successiva analisi della risposta sismica locale.
La valutazione scientifica degli effetti dovrà quindi integrare sismologia, geologia, geotecnica e ingegneria strutturale.
La sorgente è stata localizzata nell'entroterra, nei pressi di San José del Palmar, e a una profondità intermedia di circa 100 km. Non è quindi presente la configurazione tipica di un terremoto superficiale localizzato direttamente lungo una grande interfaccia di subduzione oceanica, con conseguente significativo spostamento del fondale marino.
Le autorità statunitensi non hanno indicato una minaccia tsunami associata all'evento; le prime comunicazioni internazionali hanno confermato l'assenza di un rischio tsunami significativo.
È quindi più corretto parlare di assenza di una significativa minaccia tsunami associata a questo specifico terremoto, piuttosto che affermare in termini assoluti che la profondità "azzera" il rischio.
Il terremoto di San José del Palmar costituisce un esempio particolarmente significativo dell'importanza di considerare la tridimensionalità della sismicità.
La pericolosità sismica di un territorio non dipende infatti soltanto dalla posizione delle faglie superficiali. In una regione di subduzione, la sismicità può svilupparsi a differenti profondità e coinvolgere sia la crosta superiore sia la litosfera oceanica che sta penetrando nel mantello.
L'evento con Mw 7,4 e profondità nell'ordine dei 100 km, dimostra inoltre come un terremoto possa produrre un risentimento molto esteso senza essere necessariamente localizzato direttamente sulla principale interfaccia superficiale della zona di subduzione.
La sua interpretazione definitiva richiederà l'integrazione dei dati del Servicio Geológico Colombiano, USGS/ANSS e delle altre reti sismologiche internazionali, insieme alle successive elaborazioni del momento tensore, alla distribuzione delle repliche e ai dati accelerometrici.
Il terremoto rappresenta un evento di grande rilevanza per la comprensione della sismotettonica della Colombia occidentale.
La magnitudo Mw 7,4, la profondità intermedia di circa 96–107 km e la posizione all'interno di una regione interessata dalla subduzione della Placca di Nazca costituiscono gli elementi fondamentali per interpretare la sua ampia area di risentimento.
L'evento non deve essere quindi descritto semplicemente come un "terremoto profondo che non produce danni", né come un terremoto superficiale di megathrust. La sua risposta al suolo è il risultato dell'interazione tra energia della sorgente, profondità, geometria della struttura sismogenetica, propagazione delle onde, condizioni geologiche locali e vulnerabilità del costruito.
È proprio questa combinazione di fattori a spiegare perché uno stesso terremoto possa essere percepito a centinaia di chilometri di distanza e, contemporaneamente, produrre effetti significativi nelle aree più prossime alla sorgente.
Il caso colombiano conferma dunque un principio fondamentale della sismologia moderna: magnitudo, profondità e distanza dall'epicentro non sono sufficienti, da sole, a descrivere gli effetti di un terremoto. Per comprendere il rischio reale è necessario considerare l'intero sistema sorgente–percorso–sito e, soprattutto, la vulnerabilità degli edifici e delle infrastrutture esposte.

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