I TERREMOTI AVVENGONO SOLO DI NOTTE? LA PERCEZIONE UMANA SFIDA LA SCIENZA
È una convinzione molto diffusa: «i terremoti
arrivano quasi sempre di notte». L'affermazione ricorre
frequentemente dopo eventi sismici percepiti dalla popolazione e, attraverso la
memoria collettiva e la comunicazione mediatica, può trasformarsi nella
percezione di una vera e propria regolarità.
Dal punto di vista scientifico, tuttavia, non esiste una base che consenta di affermare che i terremoti
preferiscano le ore notturne rispetto a quelle diurne. La
sismicità naturale è principalmente associata ai processi di deformazione della
crosta terrestre e alle condizioni di stress che possono determinare
l'instabilità e lo scorrimento lungo le faglie. Il momento in cui si verifica
un terremoto non è regolato dall'orologio né dal normale alternarsi del giorno
e della notte.
Questo non significa che nessun fattore esterno possa modificare,
anche in misura molto piccola, le condizioni di stress di una faglia. La
letteratura scientifica ha studiato, ad esempio, gli effetti delle maree terrestri,
delle variazioni di carico superficiale e di altri fenomeni fisici sullo stato
di stress della crosta. Si tratta tuttavia di fenomeni differenti dal semplice
ciclo giorno-notte e, soprattutto, non costituiscono una spiegazione scientifica
per l'idea che i terremoti avvengano più frequentemente durante la notte.
La Rete Sismica Nazionale dell'INGV monitora in maniera
continuativa la sismicità italiana e delle aree circostanti, localizzando ogni
anno migliaia di eventi, in larga parte di magnitudo relativamente bassa.
Nel 2025 l'INGV ha localizzato 15.759 terremoti,
pari a poco più di 43 eventi al giorno, con una
media di circa un terremoto ogni 33 minuti. La maggior parte di questi eventi è
costituita da terremoti di bassa magnitudo, spesso non percepibili dalla
popolazione.
Questo dato è importante perché consente di distinguere due
fenomeni differenti: la sismicità registrata dagli strumenti e la
sismicità percepita dalle persone.
Un terremoto può infatti essere registrato dalla rete sismica
senza essere avvertito dalla popolazione. La percezione dipende dalla
magnitudo, dalla profondità dell'ipocentro, dalla distanza dall'epicentro,
dalle caratteristiche geologiche locali, dalla vulnerabilità e dalle
caratteristiche dinamiche dell'edificio e, naturalmente, dalle condizioni in
cui si trova la persona al momento dell'evento.
La rete strumentale permette quindi di osservare la reale
distribuzione temporale degli eventi molto meglio della sola memoria
individuale.
Non è corretto affermare genericamente che tutti i terremoti
seguano una semplice distribuzione. La sismicità
reale presenta infatti strutture temporali molto complesse. Dopo un terremoto
principale, per esempio, possono verificarsi numerose repliche concentrate
nelle ore, nei giorni e nelle settimane successive. In altri casi possono manifestarsi
sequenze sismiche o sciami caratterizzati da una distribuzione temporale non
riconducibile a un semplice processo casuale indipendente.
Pertanto, l'assenza di una preferenza sistematica per il
giorno o per la notte non significa che i terremoti siano distribuiti
uniformemente nel tempo.
Una sequenza sismica può presentare forti variazioni del numero di
eventi da un'ora all'altra senza che questo abbia alcuna relazione con il ciclo
giorno-notte.
La domanda scientificamente corretta non è quindi se ogni ora
debba contenere lo stesso numero di terremoti, ma se, considerando un numero
sufficientemente elevato di eventi e controllando i principali fattori che
influenzano la sismicità, emerga una preferenza sistematica per una determinata fase
del ciclo giornaliero.
Perché allora i
terremoti notturni sembrano più frequenti?
La spiegazione può essere ricercata soprattutto nella differenza
tra sismicità reale e percezione della sismicità.
Durante le ore diurne l'ambiente è caratterizzato da una maggiore
quantità di vibrazioni e rumore antropico. Traffico stradale, mezzi pesanti,
attività industriali, cantieri e movimento delle persone producono
continuamente oscillazioni che possono sovrapporsi al segnale generato dalle
scosse più deboli.
Gli stessi strumenti sismici registrano il cosiddetto rumore sismico antropico, che presenta spesso una
marcata variazione giornaliera, con livelli generalmente più elevati durante le
ore di maggiore attività umana e più bassi durante la notte.
Questo fenomeno non significa che durante il giorno i terremoti
non avvengano o non possano essere percepiti. Significa piuttosto che,
soprattutto per gli eventi di piccola magnitudo, la capacità di distinguere una vibrazione sismica da quelle prodotte
dall'ambiente può cambiare significativamente nel corso della giornata.
Di notte, quando il livello di attività antropica diminuisce, una
vibrazione che durante il giorno potrebbe passare inosservata può risultare più
facilmente percepibile.
Anche le
condizioni della persona influenzano la percezione
La percezione di una scossa non dipende soltanto dall'intensità
del movimento del suolo.
Durante il sonno la persona si trova in una condizione
completamente diversa rispetto a quella diurna. È generalmente immobile,
distesa e in un ambiente caratterizzato da un livello di rumore molto più
basso.
Una vibrazione improvvisa che interrompe il sonno può quindi
essere percepita con particolare immediatezza. Inoltre, l'assenza di attività
concorrenti consente di concentrare maggiormente l'attenzione su fenomeni che,
durante il giorno, potrebbero essere attribuiti inizialmente ad altre cause.
Anche le caratteristiche dell'edificio e del terreno
contribuiscono alla percezione. La risposta dinamica di una struttura può amplificare
o attenuare determinati periodi di oscillazione e le condizioni geologiche
locali possono modificare il moto sismico registrato in superficie.
Per questo motivo la percezione di un terremoto non costituisce
una misura diretta della sua magnitudo.
Una scossa percepita molto chiaramente non è necessariamente un
terremoto di grande magnitudo, così come un terremoto di magnitudo
significativa può essere percepito in maniera molto diversa da persone che si
trovano in luoghi differenti.
La memoria può
rafforzare la percezione di una maggiore frequenza
Esiste inoltre una componente psicologica.
Gli eventi improvvisi che interrompono il sonno possono generare
una forte risposta emotiva: paura, disorientamento e senso di vulnerabilità. Un
evento vissuto in queste condizioni può essere ricordato con particolare
intensità.
Questo può contribuire a un meccanismo di bias di disponibilità, per cui gli eventi più salienti
e facilmente richiamabili alla memoria vengono percepiti come più frequenti o
rappresentativi di quanto siano realmente.
È importante però non trasformare questo meccanismo psicologico in
una spiegazione unica e deterministica. La maggiore percezione dei terremoti
notturni può derivare dalla combinazione di diversi fattori: minore rumore ambientale, condizioni di riposo, maggiore attenzione
alla vibrazione, caratteristiche dell'edificio, condizioni locali di
propagazione del moto sismico e maggiore salienza emotiva dell'evento.
Il dato
strumentale è più affidabile della memoria individuale
Per stabilire se esista realmente una variazione sistematica della
sismicità nelle diverse ore della giornata non è sufficiente raccogliere
testimonianze.
È necessario utilizzare cataloghi sismici strumentali,
verificare la completezza del catalogo, considerare le variazioni della
capacità di rilevamento della rete e distinguere la sismicità di fondo dalle
sequenze e dagli sciami.
Questo è uno dei motivi per cui le reti sismiche permanenti
rivestono un ruolo fondamentale. La Rete Sismica Nazionale dell'INGV
consente di monitorare in continuo la sismicità attraverso una rete di stazioni
distribuite sul territorio italiano e nelle aree limitrofe.
Il dato strumentale permette di separare ciò che realmente accade
nella crosta terrestre da ciò che viene semplicemente percepito dalla
popolazione.
Giorno e notte
non sono quindi un fattore predittivo
La conclusione è semplice, ma importante.
Non è scientificamente corretto affermare che i
terremoti avvengano più frequentemente di notte.
Una scossa può verificarsi in qualunque momento della giornata
perché il processo che conduce alla rottura o allo scorrimento lungo una faglia
non è sincronizzato con l'orologio biologico umano né con il normale alternarsi
della luce e del buio.
Ciò che cambia sensibilmente tra giorno e notte è soprattutto la probabilità che una determinata scossa venga percepita e ricordata.
Durante il giorno il rumore antropico può mascherare parte delle
vibrazioni più deboli; durante la notte la riduzione delle attività ambientali,
insieme alle condizioni di riposo e alla maggiore salienza di una vibrazione
improvvisa, può rendere una scossa più facilmente riconoscibile.
La differenza fondamentale è quindi quella tra:
·
quando il terremoto avviene
e
·
quando e quanto facilmente viene percepito
dall'uomo.
Sono due fenomeni completamente diversi.
Dalla
percezione alla corretta cultura del rischio
La convinzione che "i terremoti arrivino soprattutto di
notte" è un esempio significativo di come la percezione individuale possa
non coincidere con il comportamento reale di un fenomeno naturale.
Per la valutazione del rischio sismico è quindi necessario basarsi
su dati strumentali, cataloghi sismici, studi geologici e
sismologici e analisi statistiche appropriate, evitando di
utilizzare la memoria degli eventi percepiti come indicatore della loro
frequenza reale.
La domanda corretta non è quindi:
«Perché i terremoti arrivano di notte?»
ma:
«Perché alcuni terremoti vengono percepiti più
facilmente durante la notte?»
La risposta non risiede in una presunta preferenza temporale delle
faglie, ma nell'interazione tra processi geologici, propagazione del moto
sismico, caratteristiche del territorio e degli edifici, rumore ambientale e
percezione umana.
In definitiva, la Terra non guarda l'orologio.
Le faglie possono attivarsi in qualunque momento; ciò che cambia, tra il giorno
e la notte, è soprattutto la nostra capacità di accorgercene.

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