GOVERNANCE DEL RISCHIO E PIANIFICAZIONE TERRITORIALE: QUANDO LA PRECARIETÀ AMMINISTRATIVA INCONTRA LA DINAMICA VULCANICA
L'analisi dei rischi complessi richiede un approccio rigoroso, basato su dati scientifici, pianificazione Campi Flegrei: il rischio naturale non può essere gestito con strumenti amministrativi precari L'analisi dei rischi complessi impone una lettura rigorosa, fondata sui dati scientifici e sulla capacità delle istituzioni di trasformare la conoscenza del rischio in una pianificazione stabile. Il bradisismo dei Campi Flegrei non rappresenta un evento improvviso né un'emergenza imprevedibile: è un fenomeno geodinamico noto, monitorato in modo continuo dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dall'Osservatorio Vesuviano e dagli altri enti di ricerca competenti attraverso reti integrate di monitoraggio sismico, geodetico e geochimico. Proprio perché il fenomeno è permanente e conosciuto, anche la risposta delle istituzioni dovrebbe possedere caratteristiche di stabilità, continuità e programmazione di lungo periodo. Le recenti dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Bacoli nell'intervista del 1° agosto 2026 (ore 21:26, intervista di Alessio Aversa) riportano all'attenzione pubblica una questione che va ben oltre la realtà del singolo Comune. L'allarme espresso in merito alla prossima scadenza del personale assunto grazie alle misure previste dal Decreto-Legge n. 140/2023 evidenzia una criticità che interessa l'intero modello di gestione dei territori esposti a rischio naturale. Il problema, infatti, non consiste nella legittima richiesta di proroga dei contratti, ma nel fatto stesso che la continuità operativa di amministrazioni chiamate quotidianamente a confrontarsi con un rischio permanente possa dipendere da strumenti emergenziali e da finanziamenti limitati nel tempo. Dal punto di vista della gestione del rischio, questa rappresenta una vulnerabilità organizzativa che merita una riflessione approfondita. La resilienza di un territorio non si misura esclusivamente attraverso l'efficienza dei sistemi di monitoraggio o la qualità dei piani di emergenza, ma anche dalla capacità dell'apparato amministrativo di operare senza soluzioni di continuità. Tecnici comunali, personale amministrativo specializzato, agenti di polizia locale e operatori coinvolti nelle verifiche di agibilità, nell'assistenza alla popolazione e nel presidio del territorio costituiscono una componente essenziale del sistema di protezione civile. Si tratta di professionalità che richiedono formazione, esperienza e conoscenza diretta del contesto territoriale; competenze che non possono essere ricostruite ogni volta che un contratto giunge a scadenza. Il caso di Bacoli assume quindi un significato che trascende il piano locale e pone una domanda di carattere generale: è coerente affrontare un fenomeno naturale che dura da oltre vent'anni con strumenti amministrativi concepiti per fronteggiare situazioni temporanee? Se il bradisismo è riconosciuto dalla comunità scientifica come un processo geodinamico persistente, appare ragionevole interrogarsi sulla sostenibilità di un modello organizzativo che affida parte delle proprie capacità operative a risorse finanziate mediante provvedimenti straordinari. Questa riflessione riguarda l'intero sistema istituzionale. I Comuni dell'area flegrea rappresentano il primo livello di risposta nei confronti della popolazione e sono chiamati a garantire attività che spaziano dal supporto alle verifiche tecniche, all'informazione dei cittadini, dalla gestione delle emergenze al mantenimento dei servizi essenziali. Affinché tali funzioni possano essere svolte con efficacia, è necessario che le amministrazioni dispongano di organici adeguati, stabili e proporzionati alla complessità del rischio presente sul territorio. La continuità amministrativa costituisce infatti uno dei presupposti fondamentali della continuità operativa.
La stessa esigenza di stabilità riguarda
la comunicazione istituzionale del rischio. La letteratura scientifica e le
principali organizzazioni internazionali concordano nel ritenere che una
comunicazione efficace non possa limitarsi alla diffusione di bollettini o
comunicati, ma debba fondarsi su trasparenza, ascolto e partecipazione. La
fiducia dei cittadini si costruisce attraverso un dialogo continuo, capace di
spiegare non solo l'evoluzione del fenomeno geodinamico, ma anche le ragioni
delle decisioni amministrative e le loro ricadute sulla vita quotidiana delle
comunità. Quando la popolazione percepisce che le risposte istituzionali
dipendono da proroghe, decreti emergenziali o provvedimenti temporanei, il
rischio è quello di alimentare un senso di precarietà che si aggiunge alla naturale
preoccupazione generata dagli eventi sismici. In territori caratterizzati da
un'esposizione permanente al rischio, anche la struttura amministrativa
dovrebbe possedere caratteristiche di permanenza. La prevenzione non può essere
organizzata con gli stessi strumenti utilizzati per affrontare una crisi
contingente. Il dibattito riaperto dalle dichiarazioni del sindaco di Bacoli
offre quindi l'opportunità di affrontare una questione che riguarda tutti i
Campi Flegrei: trasformare un sistema costruito prevalentemente sull'emergenza
in un modello fondato sulla programmazione strutturale. Ciò significa prevedere
finanziamenti pluriennali, organici stabili, percorsi di formazione continua,
investimenti permanenti nelle competenze tecniche e una governance capace di
integrare amministrazioni locali, istituzioni centrali, comunità scientifica e
cittadini. Il bradisismo continuerà a essere monitorato dagli enti scientifici
con gli strumenti oggi disponibili e con quelli che la ricerca metterà a
disposizione in futuro. La vera sfida, tuttavia, non riguarda soltanto la
capacità di osservare il fenomeno naturale, ma quella di costruire istituzioni
altrettanto resilienti. Perché un territorio può convivere con un rischio
naturale permanente; molto più difficile è convivere con una precarietà
amministrativa che rischia di trasformarsi essa stessa in un fattore di
vulnerabilità.

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