Fulmini: tra scienza e rischio

Il fulmine è uno dei fenomeni atmosferici più energetici che si verificano sulla Terra e, nonostante la sua apparente casualità, la sua distribuzione geografica segue schemi climatici e orografici molto precisi. Per confrontare correttamente territori molto diversi tra loro non basta contare il numero complessivo delle scariche: il parametro più significativo è la densità di fulminazione, espressa in fulmini per chilometro quadrato all’anno. In Italia, secondo la rete METEORAGE, nel 2024 sono stati rilevati oltre 630.000 fulmini nuvola-terra (CG), con una densità media nazionale di 2,09 fulmini/km²/anno. Ma la distribuzio
ne è tutt'altro che uniforme. Il valore più elevato è stato registrato in Veneto, con 4,43 fulmini/km²/anno, seguito da Lombardia (3,85), Friuli-Venezia Giulia (3,16) e Piemonte (2,88). Anche alcune regioni del Centro-Sud mostrano valori importanti: Molise 2,22, Marche 1,99 e Campania 1,83 fulmini/km²/anno.

Questo significa che il Mezzogiorno non può essere considerato una zona marginale per la fulminazione. La presenza dell'Appennino, delle aree costiere e di grandi superfici marine favorisce infatti condizioni molto diverse nell'arco dell'anno. Il rilievo può intensificare il sollevamento delle masse d'aria calde e umide, mentre il contrasto tra terra e mare può contribuire all'innesco della convezione. È quindi possibile avere temporali estremamente localizzati e intensi anche in aree dove la densità media annua è inferiore a quella di alcune regioni settentrionali. Su scala globale il quadro diventa decisamente più estremo. Le osservazioni satellitari della NASA hanno individuato nel lago Maracaibo, nel nord-ovest del Venezuela, il principale hotspot mondiale della fulminazione. Una climatologia ad alta risoluzione basata su 16 anni di osservazioni del Lightning Imaging Sensor ha stimato proprio sopra il lago una densità media di circa 233 fulmini/km²/anno, mentre il bacino del Congo raggiunge circa 205 fulmini/km²/anno

Il confronto rende immediatamente evidente la differenza di scala: prendendo come riferimento la densità nazionale italiana del 2024 (2,09 fulmini/km²/anno), l'hotspot del lago Maracaibo presenta una densità media circa 111 volte superiore. Non significa, naturalmente, che ogni punto del Venezuela sia colpito da 233 fulmini per km² ogni anno. Si tratta di un massimo estremamente localizzato, concentrato su una porzione relativamente piccola del lago e delle aree circostanti. La stessa analisi NASA evidenzia infatti che l'area con densità superiore a 50 fulmini/km²/anno copre circa 5.500 km².  Il lago Maracaibo è circondato da rilievi e si trova in una regione tropicale caratterizzata da elevata disponibilità di calore e umidità.

Qui interagiscono brezze di lago, brezze marine e circolazioni locali legate alle montagne, creando una persistente convergenza dei venti sopra le acque relativamente calde del lago. Questa configurazione favorisce il sollevamento dell'aria umida e la formazione di temporali soprattutto durante le ore notturne. Secondo l'analisi satellitare NASA, nell'area si osservano mediamente condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali notturni per circa 297 giorni all'anno. È proprio la combinazione tra calore tropicale, umidità, lago e complessa orografia a rendere questa zona un'autentica "fabbrica naturale" di temporali. Il secondo grande hotspot individuato dalle osservazioni satellitari si trova nell'area dei Monti Mitumba e del bacino del Congo, mentre altri importanti massimi sono distribuiti nelle regioni montuose dell'Africa centrale, dell'Asia meridionale e sud-orientale, dell'Indonesia e della Papua Nuova Guinea. La NASA evidenzia infatti come una parte significativa dei principali hotspot mondiali sia associata proprio alla topografia complessa e alle grandi catene montuose. Il dato più interessante, quindi, è che i fulmini non sono distribuiti casualmente sulla superficie terrestre. Dove calore, umidità, convergenza dei venti e orografia si combinano in modo favorevole, l'attività elettrica può raggiungere valori enormemente superiori alla media. E anche in Italia, pur lontanissimi dai valori degli hotspot tropicali, la stessa regola rimane valida: la pericolosità di un temporale non dipende soltanto da quante scariche si verificano mediamente in un anno, ma dalla combinazione tra intensità del fenomeno, localizzazione ed esposizione delle persone. 

Il rischio associato ai fulmini dipende soprattutto dall’esposizione: durante un temporale è quindi fondamentale non trovarsi in spazi aperti, su crinali, spiagge, campi o in prossimità di alberi isolati, tralicci e strutture metalliche. Se il temporale sorprende all’aperto, la scelta più sicura è raggiungere rapidamente un edificio chiuso oppure un’automobile, evitando di ripararsi sotto alberi isolati o strutture non protette. Anche in casa è opportuno evitare il contatto con impianti elettrici, tubazioni e apparecchi collegati alla rete durante la fase più intensa del temporale. Una regola semplice ma fondamentale è quella dei 30 secondi: se tra il lampo e il tuono trascorrono meno di 30 secondi, il temporale è sufficientemente vicino da rappresentare un rischio e bisogna cercare immediatamente un riparo; è prudente attendere almeno 30 minuti dall’ultimo tuono prima di tornare alle attività all’aperto. La prevenzione, in definitiva, non consiste nel prevedere dove cadrà il singolo fulmine, ma nel ridurre l’esposizione quando sono presenti condizioni favorevoli alla fulminazione.

 

Fonti ufficiali e istituzionali

  • NASA – Earth Science / Lightning Imaging Sensor
  • NASA Earth Observatory – Global Lightning Activity
  • NASA – Where Are the Lightning Hotspots on Earth
  • METEORAGE – Rapporto di fulminazione Italia 2024
  • Istituto Superiore di Sanità – EpiCentro, fulmini ed epidemiologia

 

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