Campi Flegrei e Vesuvio: due vulcani distinti o un unico sistema magmatico?
Tra le affermazioni che più frequentemente circolano quando si parla di vulcanismo campano vi è quella secondo cui Campi Flegrei e Vesuvio condividerebbero un'unica camera magmatica. Si tratta di un tema complesso che, nel tempo, è stato spesso semplificato dalla divulgazione, mentre la letteratura scientifica propone un quadro decisamente più articolato. Le conoscenze geofisiche attualmente disponibili indicano che Campi Flegrei e Vesuvio costituiscono due sistemi vulcanici distinti, caratterizzati da propri serbatoi magmatici superficiali, differenti condotti di alimentazione e specifiche dinamiche evolutive. Le differenze sono supportate da indagini di tomografia sismica, magnetotellurica, geochimica e petrologica, oltre che dal monitoraggio continuo effettuato dall'INGV – Osservatorio Vesuviano.
Uno degli studi più citati è quello di Nunziata et al. (2010), che ha individuato una zona della crosta terrestre compresa tra i Campi Flegrei e il Vesuvio caratterizzata da una riduzione della velocità delle onde di taglio (Vs). Tale anomalia è compatibile con la presenza di rocce ad alta temperatura, fluidi e materiale parzialmente fuso. Tuttavia, gli stessi autori non dimostrano l'esistenza di una camera magmatica unica, ma propongono un'interpretazione geofisica che richiede ulteriori conferme.
Negli anni successivi, lo sviluppo delle tecniche di imaging sismico ha consentito di ottenere ricostruzioni tridimensionali sempre più dettagliate del sottosuolo. In particolare, Ortega-Ramos et al. (2026) hanno ricostruito la struttura del sistema magmatico dei Campi Flegrei fino a circa 50 km di profondità mediante analisi Receiver Functions. Lo studio identifica un sistema di alimentazione organizzato su più livelli, comprendente serbatoi superficiali, zone di trasferimento magmatico nella crosta inferiore e una vasta regione di fusione parziale localizzata nella crosta inferiore e nel mantello superiore. Anche in questo caso, gli autori non concludono che tale sistema sia direttamente condiviso con il Vesuvio.
Il modello oggi maggiormente condiviso descrive quindi un plumbing system trans-crostale, costituito da una rete di serbatoi e condotti distribuiti a differenti profondità. In questo contesto, è considerata plausibile l'esistenza di una sorgente magmatica regionale profonda, alimentata dai processi geodinamici del margine tirrenico, dalla quale potrebbero derivare, attraverso percorsi indipendenti, sia il sistema dei Campi Flegrei sia quello del Vesuvio. Tale ipotesi, tuttavia, rappresenta ancora un ambito di ricerca e non equivale all'esistenza di una singola camera magmatica comune.
Dal punto di vista della valutazione della pericolosità vulcanica, questa distinzione è fondamentale. I due edifici vulcanici vengono infatti monitorati separatamente, presentano differenti stili eruttivi, differenti segnali precursori e differenti modelli evolutivi. L'eventuale presenza di connessioni profonde non implica che un'attività anomala osservata in uno dei due sistemi determini automaticamente una risposta dell'altro.
In conclusione, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, la definizione più corretta è quella di due sistemi vulcanici distinti, potenzialmente alimentati da una più ampia regione magmatica profonda, la cui reale geometria e continuità rappresentano ancora uno dei principali temi di ricerca della vulcanologia italiana.
Figura 1 – Modello concettuale del sistema magmatico dei Campi Flegrei e del Vesuvio. Ricostruzione interpretativa basata sull’integrazione di dati di tomografia sismica, analisi Receiver Functions, indagini magnetotelluriche e studi petrologici. Il modello evidenzia una regione di fusione parziale profonda condivisa a livello crostale–mantello, da cui possono svilupparsi percorsi di trasferimento magmatico verso serbatoi superficiali distinti per i due sistemi vulcanici. La figura non rappresenta una sezione geologica reale né implica l’esistenza di un’unica camera magmatica condivisa in crosta superiore.
Bibliografia essenziale
- Ortega-Ramos J., et al. (2026). Magma storage depths and crustal-upper mantle structure of Campi Flegrei caldera unveiled through receiver functions analysis. Scientific Reports. DOI: 10.1038/s41598-026-51786-3.
- Nunziata C., et al. (2010). Low shear-velocity zone in the Neapolitan-area crust between the Campi Flegrei and Vesuvio volcanic areas. Terra Nova, 22(3), 156–165. DOI: 10.1111/j.1365-3121.2010.00936.x.
- Mangiacapra A., et al. (2008). The deep magmatic system of the Campi Flegrei caldera. Geophysical Research Letters, 35. DOI: 10.1029/2008GL035550.
- Pommier A., et al. (2010). A new petrological and geophysical investigation of the present-day plumbing system of Mount Vesuvius. Geochemistry, Geophysics, Geosystems, 11. DOI: 10.1029/2010GC003059.

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