143 ettari, una firma e troppi dubbi
La Regione Basilicata ha presentato la nuova tartufaia controllata della pineta jonica come un progetto capace di coniugare tutela ambientale e sviluppo economico. L’ALSIA parla di 143 ettari e definisce il riconoscimento un’opportunità per valorizzare la risorsa tartufigena e il patrimonio forestale.
Ma proprio la dimensione dell’intervento e la sensibilità ambientale dell’area impongono una domanda semplice: quanto era completa l’istruttoria prima che gli atti venissero firmati?
Non è una questione formale. Quando un’amministrazione assume decisioni che interessano un patrimonio forestale pubblico e un territorio ambientalmente delicato, ogni presupposto tecnico deve essere verificato prima dell’adozione dell’atto. Non dopo. Non mentre si cerca di completare la documentazione. Non affidandosi alla possibilità di intervenire successivamente con ulteriori autorizzazioni.
Il rischio, altrimenti, è quello di trasformare la firma di un provvedimento in un atto sostanzialmente “ad occhi chiusi”: si decide prima e si verifica dopo.
E in questo caso l’ambiente non è un elemento secondario. La pineta jonica appartiene a un sistema costiero caratterizzato da elevata sensibilità ecologica e da importanti valori di biodiversità. La stessa comunicazione istituzionale dell’ALSIA presenta l’iniziativa proprio nel quadro della tutela e dello sviluppo del patrimonio naturale.
Per questo ogni eventuale intervento sul terreno – dalla gestione della vegetazione alle opere con effetti sul deflusso delle acque, fino alle nuove piantumazioni – deve essere preceduto dalle verifiche e dalle autorizzazioni previste dalla normativa, valutando gli effetti sul suolo, sull’assetto idrologico e sugli habitat.
Il punto non è essere favorevoli o contrari alla tartufaia. Il punto è sapere se tutti i controlli necessari siano stati effettivamente svolti prima della decisione.
Se l’istruttoria è completa, gli atti devono poterlo dimostrare con chiarezza.
Se invece mancano documenti, valutazioni o pareri necessari, il problema diventa molto più serio: perché un’amministrazione pubblica non può chiedere al territorio di aspettare che la burocrazia recuperi ciò che avrebbe dovuto essere verificato prima della firma.
Una tartufaia può essere un progetto di valorizzazione. Ma 143 ettari di territorio pubblico non sono un foglio da firmare in fretta.
Prima viene l’istruttoria.
Poi la valutazione ambientale.
Poi, eventualmente, la firma.
Non il contrario.


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