Terremoti. Clima. Geoingegneria: La scienza separata dalle narrazioni

Viviamo in un’epoca in cui le informazioni circolano rapidamente, ma non sempre con lo stesso livello di affidabilità. Accanto ai risultati della ricerca scientifica, trovano spesso spazio interpretazioni personali, dati estrapolati dal contesto e narrazioni che attribuiscono all’essere umano un controllo diretto su fenomeni complessi come terremoti, alluvioni, uragani o clima globale. In questo quadro è utile distinguere con attenzione ciò che è ben documentato, ciò che è ancora oggetto di studio e ciò che, allo stato attuale delle conoscenze, non trova riscontro nelle evidenze scientifiche disponibili. La Terra è un pianeta geologicamente attivo da miliardi di anni. La deriva delle placche tettoniche, l’orogenesi, l’apertura e la chiusura degli oceani, il vulcanismo e la sismicità sono processi naturali che precedono di gran lunga la comparsa dell’essere umano. I terremoti tettonici si generano quando l’energia elastica accumulata lungo le faglie viene rilasciata improvvisamente, in relazione ai movimenti della litosfera. Si tratta di un fenomeno geofisico che non dipende in modo diretto da piogge, condizioni meteorologiche o variabili climatiche. La ricerca scientifica mostra inoltre che i grandi terremoti non possono essere previsti in modo deterministico, cioè indicando con precisione tempo, luogo e magnitudo dell’evento. Per questo motivo, l’attenzione della comunità scientifica si concentra soprattutto sulla valutazione probabilistica della pericolosità sismica, sul miglioramento delle norme costruttive e sui sistemi di allerta rapida dove applicabili. È anche documentato che alcune attività umane possono indurre sismicità locale o regionale, modificando gli equilibri di stress nel sottosuolo. Tra queste rientrano la reiniezione di fluidi, l’estrazione di idrocarburi, il riempimento di grandi invasi, alcune attività minerarie e specifici progetti geotermici. In questi casi, però, si parla in genere di eventi di magnitudo bassa o moderata, fortemente dipendenti dal contesto geologico locale. Le evidenze disponibili non indicano che tali attività possano generare grandi terremoti tettonici ai margini delle placche. Anche sul piano atmosferico è importante distinguere tra tecniche sperimentali e affermazioni prive di base scientifica. Il cloud seeding è una pratica reale, studiata da decenni, che consiste nell’introdurre particelle idonee all’interno di nubi già esistenti con l’obiettivo di favorire, in determinate condizioni, la formazione di precipitazioni o di intervenire su fenomeni come la grandine o la nebbia. Tuttavia, la sua efficacia è variabile e dipende da numerosi fattori atmosferici e orografici. Le conoscenze disponibili non supportano l’idea che questa tecnica possa creare uragani, cicloni tropicali, alluvioni estese, siccità prolungate o alterare il clima del pianeta su larga scala. Il cambiamento climatico, invece, è osservabile attraverso misure dirette e serie storiche indipendenti. L’aumento della concentrazione atmosferica di CO₂ di origine fossile, così come l’acidificazione degli oceani, sono fenomeni documentati da osservazioni strumentali e analisi consolidate. Anche le ipotesi di Solar Radiation Management rientrano nel campo della geoingegneria e vengono discusse soprattutto come possibili interventi di contenimento temporaneo del riscaldamento, ma non risolvono la causa del problema: l’accumulo di gas serra in atmosfera. In altre parole, non eliminano l’aumento di CO₂ né i suoi effetti sul sistema climatico e oceanico.

È altrettanto vero che il clima terrestre è influenzato da molti fattori, tra cui l’attività solare, la circolazione atmosferica, gli oceani, la distribuzione dei ghiacci, l’uso del suolo e le emissioni antropiche. Proprio per questa complessità, la comunità scientifica continua a studiare con attenzione il contributo relativo di ciascun fattore. Allo stato attuale, però, le osservazioni indicano che il riscaldamento globale registrato negli ultimi decenni non può essere spiegato dai soli cicli solari. Il Sole resta una componente fondamentale del sistema climatico, ma non basta, da solo, a giustificare l’andamento osservato delle temperature. Le tecniche di geoingegneria restano in gran parte sperimentali e presentano importanti incertezze scientifiche, ambientali, etiche e geopolitiche. Non esistono, nelle evidenze pubblicamente validate, programmi operativi capaci di controllare il clima globale in modo centralizzato e continuo. Peraltro, la Convenzione ENMOD del 1977 vieta l’uso ostile di tecniche di modificazione ambientale con effetti estesi, duraturi o gravi. Frane, alluvioni ed erosione costiera sono invece fenomeni che derivano dall’interazione tra assetto geologico, morfologia del territorio, precipitazioni, uso del suolo, urbanizzazione e cambiamenti climatici. In Italia, il quadro del dissesto idrogeologico è noto e ampiamente documentato, con una quota molto elevata di Comuni interessati da aree a pericolosità idraulica o da frana. Il cambiamento climatico non è l’unica causa di questi fenomeni, ma può aumentarne la frequenza o l’intensità in combinazione con altri fattori naturali e antropici. Il metodo scientifico si basa sul confronto tra ipotesi, dati osservabili e verifiche indipendenti. È legittimo chiedere trasparenza, rigore e controllo pubblico nelle attività di ricerca e nelle scelte politiche. Tuttavia, attribuire in modo indiscriminato fenomeni geofisici e climatici a presunti programmi occulti significa ignorare una grande quantità di evidenze accumulate nel tempo da istituzioni scientifiche, enti di monitoraggio e comunità di ricerca internazionali. La sfida vera non è alimentare paure, ma comprendere i limiti della conoscenza, riconoscere ciò che è dimostrato e continuare a investire in monitoraggio, prevenzione, pianificazione e ricerca. È questo l’approccio che consente di affrontare i rischi naturali con serietà, senza cadere né nel negazionismo né nell’allarmismo.

 

Riferimenti principali

  • United States Geological Survey (USGS) – Earthquake Hazards Program
  • Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) World Meteorological Organization (WMO)
  • American Meteorological Society (AMS)
  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
  • Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)
  • Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA)
  • European Environment Agency (EEA)
  • United Nations Office for Disaster Risk Reduction (UNDRR)
  • Convenzione ENMOD (1977)


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